Diario di viaggio, Marocco Fez

Quest’estate ho deciso di intraprendere un viaggio che mi ha portato tra Spagna, Marocco e Portogallo. Quello che ho visto, le persone che ho incontrato e le esperienze che ho vissuto, hanno fatto di questo percorso un’esperienza indimenticabile.

Il viaggio è stato organizzato da un tour operator che accetta solo viaggiatori dai 18 ai 35 anni provenienti da tutte le parti del mondo, e della cui filosofia, non solo di viaggio, vi parlerò in un altro articolo successivo.

Molto si può scrivere e molto scriverò su questo viaggio, perché ogni tappa che ho affrontato merita non solo la descrizione di ciò che mi ha dato e vi potrebbe dare, ma anche di quello che non avrei voluto provare e che voi potreste evitare.

Il Paese più affascinante, e in cui ho vissuto le esperienze meno comuni, è il Marocco, un luogo animato da un dualismo affascinante che rapisce (in alcuni casi letteralmente) il viaggiatore. La prima cosa fondamentale da sapere, è che per vivere appieno tutto quello che questo Paese può offrire serve la guida di un nativo marocchino, che conosca la cultura locale e parli arabo, perché l’inglese non è così comune come in Europa.

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In secondo luogo dovete chiedervi che cosa vi aspettate da un paese come il Marocco: se cercate un’esperienza fiabesca che vi faccia assaporare tutto quello che il mondo del cinema e la cultura popolare vi hanno raccontato, sappiate che quello non è il vero Marocco: è solo qualcosa che è stato creato ad hoc per il visitatore.

Le esperienze che io posso definire come rappresentative della cultura marocchina sono quelle in cui ti trovi a non avere il pieno controllo della situazione ma, sempre con un cordone di sicurezza rappresentato dalla tua guida locale, ti immergi nel mondo delle medine, delle piazze, dei mercati e dei vicoli dove non incontri gli incantatori di serpenti, ma gli uomini dell’acqua e i venditori di the, in cui senti l’odore penetrante di una conceria all’aperto, o senti il continuo e ritmato battere delle spolette, di uomini e donne, nei telai.

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Il Marocco offre tutto questo nelle sue città principali. Alcune sono ancora saldamente vincolate alla tradizione, altre sono più aperte al mondo occidentale, ma tutte rimangono, senza eccezione, degne di una visita.

La prima tappa del mio giro è stata la città imperiale di Fez o Fes, come sarebbe più corretto pronunciare. Costruita tra l’ottavo e il nono secolo dopo Cristo come capitale della dinastia Idrisid ha raggiunto il suo massimo splendore tra il 1200 e il 1300.

La città nuova (Fès el-jedid) è la manifestazione di questo apogeo di ricchezza e vivacità, sia antica che moderna: vi si trovano il palazzo reale e la maggior parte degli hotel per gli occidentali. Il vero cuore della città è però rappresentato dalla Medina che porta stratificato in sé ogni stadio della sua storia: risalente al decimo secolo, questo complesso di 9000 vicoli rappresenta uno dei ricordi più belli che ho di questo viaggio, perché al suo interno non solo si vede, ma si sente e si respira il medioevo.

Io ho avuto la fortuna di visitare la medina di venerdì. Essendo giorno di festa, al mattino molti negozi erano chiusi, e ho potuto attraversare le minuscole vene di questo animale mentre ancora dormiva. Solo qualche negozio era aperto: un gioielliere che vendeva mani di Fatima (un gioiello simbolo della cultura islamica portato da molti perché tiene lontano il male), un macellaio che, come stabilito da una legge marocchina che ha le sue radici nel cuore del medioevo, espone la testa dell’animale appena macellato. C’era anche qualche gatto, che girando per le stradine proteggeva con la sua presenza benefica tutti i negozianti.

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Dopo le 17 però, quando uomini e donne sono usciti dalle moltissime moschee nascoste nella medina, tutto si è animato: macellai e fruttivendoli attiravano i clienti con le loro urla, i carrettieri trasportavano merci e persone, venditori di tappeti ti invitavano nel loro negozio per un thé sperando poi di vendere qualcosa. I veri protagonisti erano comunque i colori degli abiti di uomini e donne, dei negozi di stoffe e soprattutto delle concerie.

Vorrei dedicare due parole a quella che è una delle arti più antiche nella storia dell’uomo e di cui a Fez possiamo ritrovare i primi passi: proprio nel cuore della Medina, a testimoniare non solo la sua importanza ma anche la profonda antichità della struttura, si trova una delle più antiche concerie di pelli del Nord Africa, attrezzata con una miriade di vasche per la concia e la tinta delle pelli. L’ammoniaca è tutt’oggi estratta dal guano dei piccioni, le tinture sono ancora quelle estratte dai minerali e tutto il procedimento viene eseguito rigorosamente a mano.

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L’odore (meglio: la puzza) è veramente forte, ma i proprietari, gestori anche di un negozio, offriranno ai visitatori un rametto di menta per rendere l’esperienza un po più sopportabile.

L’altra grande caratteristica, non solo della medina di Fez, ma di ogni esercizio commerciale del Marocco è la contrattazione; elemento fondamentale del commercio fin dall’inizio della sua esistenza, in Marocco è viva e indispensabile non solo per pagare le cose il giusto, ma anche per avere il rispetto del commerciante e non essere bollati come semplici turisti. Bisogna essere spietati, dimezzare il prezzo e dimezzarlo ancora, andarsene, ritornare e non essere mai soddisfatti: è una pantomima che dura da millenni e in cui si può identificare il cuore stesso della cultura di un commerciante, perché il rispetto che egli merita in Marocco non si misura in base ai soldi che ha in tasca, ma in base al numero di tappeti che è riuscito a vendere.

L’esperienza della medina di Fez è qualcosa che va vissuto per essere compreso fino in fondo, le parole possono raccontare e le fotografie mostrare, ma solo tuffandosi in un mondo così alieno per noi si può sperare, se non di comprenderlo, almeno di viverlo.

I consigli che posso dare su una città come Fez sono pochi, perché l’atmosfera medievale non ha solo lati positivi, e se non volete provare sulla vostra pelle quelli negativi le regole sono poche e semplici: fidatevi della vostra guida, chiedete a lei prima di fare qualunque cosa, date mance generose e se volete fare una foto ad una persona chiedete sempre il permesso (che spesso coinciderà con una piccola somma di denaro). Prese le giuste precauzioni la medina di Fez è un mondo che aspetta di essere scoperto, ma che è molto legato ai suoi valori: per esempio le lettrici farebbero bene a portarsi un velo e a vestirsi in modo appropriato. Tutti i visitatori devono comportarsi come ospiti, sono i benvenuti ma non bisogna mai offendere il padrone di casa.

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Riccardo Lichene

Quello che viaggia, lo storico e il fumettologo. Suono nel tempo libero, scrivo in quello che resta e quando non bastano le parole sfodero la macchina fotografica. Residenza attuale: via labirinti mentali.

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