L’aspettava, era lì già da mezz’ora, seduto a quel tavolino piccolo e sbilenco.

L’aspettava, e dentro di sé iniziava ad avere il sospetto che lei non sarebbe mai arrivata.

Non aveva mai fatto tardi, non era una di quelle donne che si faceva desiderare.

Era una ragazza semplice, senza grilli per la testa, e a lui piaceva così nella sua semplicità.

Iniziò a pensare che le fosse accaduto qualcosa: forse si era fatta male, forse era stata rapinata, forse la stavano violentando in un vicolo lì vicino al bar.

In effetti la zona in cui si trovava non era la più tranquilla di Buenos Aires.

Ma lei era di lì, conosceva la sua gente, la sua città. Non le sarebbe accaduto mai nulla.

Lui, piuttosto, era lo straniero, il “forestiero” come lo chiamava lei.

Sì, lui era un forestiero, spaesato, approdato in quella città per amore.

Sì, forse era stata una cosa folle partire, lasciar il proprio impiego di avvocato e raggiungere la sua donna, che poi non poteva saperlo se fosse sua o meno dal momento che non si stava presentando al loro appuntamento.

Ma la città gli avrebbe regalato altre sorprese. Anche se lei non si fosse presentata quella sera, anche se non si fosse presentata mai più, lui nella sua vita sarebbe stato comunque felice; aveva una voglia febbrile di scoprire la città, i suoi segreti e la sua violenza.

Era sempre stato un ragazzo tranquillo, ligio al dovere, ma da quando viveva in Argentina era cambiato, la città l’aveva reso più irrequieto e con una voglia inaspettata (almeno per lui) di scoprire e di fare a botte.

Inspiegabile ma vero, aveva voglia di violenza, forse perché ne aveva vista troppa in quei vicoli notturni e forse perché aveva sempre trattenuto dentro di sé tutto il male che probabilmente avrebbe fatto meglio a buttare fuori volta per volta.

No, lui non era uno di quei ragazzi che se incontri per strada pensi che possa nascondere dentro di sé una personalità da serial killer.

E lui lo sapeva, sapeva di avere quell’aria pulita e fresca da bravo ragazzo, sapeva che la gente quando parlava con lui o semplicemente quando lo vedeva, si fidava di lui.

Lui sapeva che avrebbe potuto portare in un vicolo buio una ragazza e violarla con tutta la foga che aveva e sapeva anche che nessuno avrebbe mai potuto sospettare che il giovane avvocato milanese avrebbe potuto farlo, nemmeno la polizia.

Si sentì invincibile e pensò che forse si sarebbe potuto alzare, andarsene via da quella bettola senza pagare uno straccio di conto e andare a fare a botte con qualcuno.

Ma non voleva portare il malcapitato o la malcapitata in un posto nascosto, no, lui non si sarebbe mai permesso di fare queste cose all’ombra della gente.

Arrivò il cameriere con un’aria divertita, aveva visto che il ragazzo stava aspettando qualcuno da molto tempo e gli si rivolse in maniera troppo amichevole per il nostro protagonista.

L’avvocato lo prese per il collo e gli fece sbattere la testa sul tavolino. Il cameriere non fece in tempo a riprendersi che lui gli aveva ripreso la testa e gliel’aveva fatta sbattere di nuovo sul ripiano. L’uomo aveva ormai il naso sanguinante e tanti piccoli pezzi di vetro gli erano entrati negli occhi a causa di un bicchiere rotto e non riusciva più ad aprirli.

Inizialmente, gli altri clienti guardarono la scena sbigottiti poi uno intervenne, sbatté il ragazzo a terra e iniziò a dargli calci a ripetizione nello stomaco. Il giovane soffriva e stava bene allo stesso tempo, voleva alzarsi, ci provò una volta, ci provò due volte, ma non era abituato alla violenza e ormai non era più in grado di riprendersi.

Quando smise di pensare al dolore e iniziò a pensare a se stesso, capì che quell’esplosione di violenza era quello che gli ci voleva. Tremava di dolore e di entusiasmo.

Quando l’uomo vide che il ragazzo non reagiva più, smise di dargli calci e lo lasciò per terra in posizione fetale.

Cercando di rialzarsi, il giovane aprì gli occhi e vide davanti a sé una figura.

Una donna gli tese la mano e lui l’afferrò.

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