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Alto e slanciato, avvolto nel suo inseparabile impermeabile che usava per qualsiasi stagione e che gli aveva procurato il soprannome di Humphrey, l’ispettore Adriano Arzeni si guardò intorno perplesso, osservando il parco completamente spoglio. Dove fino al giorno prima stavano foglie che avevano appena cominciato a ingiallire, ora non c’erano che rami nudi, e il terreno era completamente ricoperto dai corpi senza vita di una miriade di farfalle azzurro-grigie. Solo una era viva e svolazzava con leggerezza proprio davanti al suo naso. Strane farfalle azzurro-grigie, ci teneva a sottolinearlo. Lui non era uomo da stare dietro a quelle cose che andavano così di moda, la fantascienza e tutto il resto. E quella gli sembrava una situazione pericolosamente simile a quella dei telefilm che sua figlia amava guardare. Qualcosa lo inquietava.

“Raffaele, spiegami perché hanno chiamato noi invece della Forestale o che so, qualche scienziato, per questo macello.” domandò rassegnato al suo collega. L’altro rise “Non credo nemmeno ci sia la Forestale qui, Humphrey, dopotutto siamo in una città di un milione e mezzo di abitanti, circondati da palazzi, vetro e cemento. Non me lo vedo proprio un Forestale qui in mezzo. E, per quel che riguarda gli scienziati, sono stati proprio loro a chiamarci.” concluse Raffaele, indicando con un cenno della testa una donna che li stava raggiungendo con passo deciso. Indossava un tailleur di tweed grigio e somigliava straordinariamente a Margareth Tatcher, pensò Adriano.

“Buon pomeriggio. Sono l’ispettore Adriano Arzeni, e lui è il mio collega Raffaele Olmi.” disse presentandosi e stringendo la mano alla nuova arrivata.

“Piacere, sono la professoressa Nilde Malaspina, direttrice del Museo di Storia Naturale del parco.” La stretta di mano era salda e sicura e tradiva una personalità forte, come lo sguardo risoluto che la donna gli rivolse. Decisamente uguale a Margareth Tatcher. “Vi prego di seguirmi, nel mio studio parleremo con più calma.”

Lo studio era pieno di libri, oggetti e scartoffie e all’interno regnava un caldo opprimente. “Vi starete chiedendo come mai io abbia chiamato la polizia per quella che sembra una questione più adatta ad un gruppo di biologi.” disse, squadrando con aria di severa superiorità i due poliziotti seduti davanti a lei.

“Saremmo effettivamente curiosi di saperlo.” rispose Adriano, paziente.

“Ebbene, le farfalle che hanno distrutto il parco sono una specie comunemente nota come farfalla spettro, nome che fu imposto loro in tempi antichi proprio per via della singolare capacità, nel loro processo vitale, di lasciare il deserto vegetale che avete visto nel parco. Ci sono due problemi fondamentali: primo, l’evoluzione della farfalla e il conseguente consumo delle piante non dovrebbe essere così rapido e qui è avvenuto in una notte; secondo, questa farfalle dovrebbero essere estinte da più di trecento anni dato che il naturalista Carlo Linneo, nel XVIII secolo, ne parla già come di una specie estinta e l’ultima testimonianza che abbiamo viene da un quadro del Seicento, appartenente un tempo a una importante famiglia di collezionisti e credo scomparso vent’anni fa.” Dalle sue carte disordinate tirò fuori con sicurezza una grossa foto “Eccola, la Dama in azzurro con farfalle. Quelle che nel dipinto vede volare attorno alla mano della ragazza, sono senza dubbio farfalle spettro.” La donna passò la foto a Raffaele e questo, dopo un’occhiata, la girò ad Adriano.

“Molto interessante davvero, tuttavia non mi è ancora chiaro come la polizia possa fare qualcosa riguardo questo problema naturalistico.” rispose Adriano, perplesso e incuriosito da tutto quel preambolo.

La professoressa Malaspina sorrise amaramente: “Il fatto è che da ieri sera non ho più notizie della mia più stretta e capace collaboratrice, che al momento era impegnata proprio su una ricerca legata all’estinzione della farfalla spettro. Come scienziata, e anche voi come poliziotti ne converrete, non sono molto incline a spiegare questo tipo di fatti come coincidenze.”

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Quando i due poliziotti uscirono dal museo, il sole stava ormai tramontando. I fregi color mattone della facciata sembravano prendere fuoco nella luce del giorno morente e sarebbe stato così anche per le foglie gialle, rosse ed arancioni del parco, se ne fosse rimasta qualcuna al posto di quello stuolo di farfalle morte.

Peccato, a Lucia piaceva sempre molto questo parco in autunno.

Adriano cercò di reprimere il malinconico ricordo della moglie accendendosi una sigaretta.

“Sai che non dovresti fumare, Humphrey. Alice te ne dirà quattro.” disse Raffaele sistemandosi il cappotto “Brr, comincia a fare freschino quando tramonta il sole…”

“Infatti fumo prima che quel ciclone arrivi.” ribatté Adriano con un sorriso; ogni volta che si parlava di sua figlia non riusciva a non sorridere. Era una brava ragazza, dolce ed intelligente, la miglior figlia che un padre potesse desiderare, la sua forza.

“Salutamela allora. Ci vediamo domani in ufficio, Humphrey.” Raffaele si congedò, allegro come sempre, e si avviò alla metro, lasciandolo solo con la sua sigaretta.

Per fortuna, quando sua figlia arrivò lui aveva già finito di fumare.

“Papà, puzzi di fumo.” disse lei fintamente severa, dopo averlo baciato.

“Colpa di Raffaele, mi ha fumato addosso per tutto il pomeriggio.”

“Papà, Raffaele non fuma.”

“Ha iniziato oggi.”

“C’è un mozzicone proprio accanto ai tuoi piedi.”

“E va bene, mi hai beccato detective Arzeni! Mi sembra che ci sia un ispettore in famiglia ma che non sia proprio io!”

“Tu sei solo un pessimo criminale, papà.”

Scoppiarono entrambi a ridere e Adriano abbracciò la figlia, accarezzandole affettuosamente i capelli corvini.

“Per farti perdonare dovrai raccontarmi tutto del nuovo caso e davanti ad una pizza!”

“Ok, capo. A scuola come è andata? Latino?”

“Oh, di quello possiamo parlare dopo” minimizzò lei. “Allora chi è morto? Cosa è stato rubato? Un rapimento?” La sua curiosità era travolgente.

“È sparita una scienziata, si chiama Margareta Varga ed è ungherese.”

“Allora il mistero si infittisce, papà.” commentò Alice, mentre si incamminavano e gli ultimi raggi di sole cedevano il passo al buio, alla luce gialla dei lampioni e alle piccole gioie della vita quotidiana di fronte a un grande mistero.

 

 

 

 

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