Cari lettori, con questo scritto Roa comincia il secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cos’è, poi,questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita, in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana, un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia,agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni, o zombie all’improvviso, se i personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare, sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi,qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura,allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

Sofia e il vecchio camminarono per molto tempo, ma non sembrava che l’uomo avesse fretta, tutt’altro: a Sofia ricordò il passo di suo padre, quando la domenica mattina, in primavera, la portava al parco a giocare.
Ogni tanto Sofia chiedeva, stringendosi alle bambole: “Manca ancora molto?”.
“Siamo quasi arrivati” rispondeva lui con sguardo bonario, con le mani sprofondate nei pantaloni, larghi e assai usurati.

Intanto il percorso continuava a farsi sempre meno battuto: dalle strade asfaltate passarono ai polverosi sterrati di campagna finché non si trovarono a percorrere il sentiero di un bosco.

Il vecchio ogni tanto si fermava e raccoglieva delle more e dei lamponi, che poi diligentemente divideva con Sofia.

Alla fine, dietro un muro di alberi quasi impenetrabile alla vista, si aprì una larga radura con una casupola al centro: era una struttura modesta, quasi povera agli occhi della bambina, così abituata agli agi della città.

“È qui che vivi?” chiese Sofia.

“Sì, e per un po’ sarà anche casa tua”, disse il vecchio sorridendo fra i baffi grigi e accarezzandole la testa.

Alla bambina piaceva quel signore: aveva un modo di fare molto affettuoso e il bosco le sembrò un posto bellissimo dove giocare con Charlie e Shelly. Ma immediatamente si rabbuiò.

“E mamma e papà ci raggiungeranno?”

Il vecchio esitò. Un’ombra calò sul suo viso e, per la prima volta dal loro incontro, Sofia lo vide turbato.

“Sofia cara, i tuoi genitori… diciamo che ti hanno affidata a me”.

“Finchè non tornano?”.

“Qualcosa del genere”.

D’improvviso, quasi provvidenziale, la pesante porta di legno della casa si spalancò di colpo e ne uscì una donnina minuta, con un grembiule macchiato e i capelli grigi legati a crocchia.

“Sofia, ma che bello vederti!” esclamò sollevando la piccola. “Io sono Hilde” disse sorridendo “Ho preparato una torta per festeggiare il tuo arrivo!”. E si incamminò verso casa, con Sofia in braccio.

La bambina aveva ancora molte domande da fare. Una soprattutto continuò a frullarle per la testa, anche mentre divorava la sua fetta di torta ai mirtilli: perchè mai il giocattolaio da cui andò qualche volta coi nonni sembrava che la conoscesse da sempre?

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