François Mellier aveva poche certezze nella vita e una di queste era che prima o poi sarebbe morto.
Ci pensava ogni giorno alla morte, soprattutto prima di dormire, quando ci riusciva. Con le braccia strette attorno al cuscino, François immaginava il momento del suo trapasso crogiolandosi nell’angoscia e, fissando il soffitto ammuffito, malediceva la propria condizione mortale. Era disperato insomma, François Mellier.
La sua mente non riusciva a concepire l’idea del nulla, dell’oblio, dell’essere totalmente impotente di fronte al ciclo della vita. Realista, cinico e con i piedi ben saldi a terra, François Mellier, ahimè , non concepiva nemmeno l’idea di una realtà ultraterrena. Non c’era niente e nessuno in grado di alleviare le sue pene, nemmeno un amico con cui sfogarsi. Piaceva poco alle persone, François Mellier, antipatico com’era. Poteva contare solo sulla silenziosa compagnia di Napoléon, un vecchio gatto dal pelo grigio, ma nemmeno a lui andava del tutto a genio.
La notte del 20 dicembre, mentre si rigirava tra le lenzuola con un sorriso compiaciuto stampato sul viso anonimo, François pensò che aveva fatto bene a rifiutare l’invito alla cena di Natale organizzata dall’ufficio. Sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto: un’intossicazione alimentare, un’esplosione nel ristorante… invece lui era lì nel suo letto. Respirava ed era vivo. Durò poco, se volete saperlo, quella sensazione di beatitudine.
Il giorno dopo infatti, tutto ricominciò da capo. In quel periodo della sua vita, monsieur Mellier si era convinto che prima o poi avrebbe contratto qualche batterio o germe incurabile, perciò evitava luoghi troppo affollati – in ufficio indossava una mascherina – ed era restio a stringere la mano agli sconosciuti.
Quel pomeriggio però, quel 21 dicembre, accadde qualcosa di inaspettato nella vita di François. L’uomo si era svegliato percependo il familiare senso di finitezza che gli gravava sul petto e, dopo aver letto sul giornale di quella donna morta a causa di un rarissimo morbo tropicale, aveva cominciato a lavarsi ripetutamente mani e viso. Più tardi, mentre François pensava con rammarico a quel collega di lavoro rientrato da poco da una vacanza in Papuasia, la signora Angéline del quarto piano strappò con troppo vigore una foglia marcia dalle sue peonie facendo scivolare dal davanzale il vaso che si schiantò a terra, proprio accanto a monsieur Mellier. La donna urlò e l’uomo, dallo spavento, si accasciò sul marciapiede.
Sdraiato a terra, con il cuore che batteva a mille per lo spavento, monsieur Mellier sorrise guardando il cielo azzurro e luminoso. Ripensò senza riuscirci all’ultima volta che aveva provato un’emozione così forte, o anche una semplice reazione ad un qualsiasi avvenimento. Una donna gli tese la mano e lui la afferrò.

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