Cari lettori, con questo scritto Roa comincia il secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cos’è, poi, questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita, in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana, un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia, agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni, o zombie all’improvviso, se i personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare, sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi, qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura, allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

 

 

Era un sabato mattina

 

Era un sabato mattina e Sofia giocava in soggiorno con le sue due bambole. I genitori erano in cucina a preparare il pranzo, la radio era accesa e Sofia non sentiva i discorsi che facevano i grandi.

La bimba giocava perdendosi nelle fiabe che inventava e non riusciva a capire cosa dicessero i genitori, coperti dalle note delle canzoni che trasmettevano alla radio.
Ma ad un tratto, la radio smise di suonare. Sofia si guardò attorno, il silenzio era sopraggiunto inaspettato in casa. I genitori di Sofia continuavano a parlare, ma lei non li sentiva, si avvicinò a loro ma continuava a non sentirli. La piccola cadde a terra di fronte alla cucina.

Quando Sofia si svegliò era sotto un mare di macerie, la casa crollata sopra di lei. La bambina, rimasta miracolosamente incolume, si tolse di dosso le macerie e si guardò attorno. Non vedendo nessuno, raccolse le due bambole con cui stava giocando e iniziò a girovagare fra gli appartamenti distrutti.

Sofia non sentì immediatamente la mancanza dei suoi genitori ed era molto rincuorata di aver trovato le sue due più fedeli compagne: Shelly e Charlie, le sue bambole preferite.
La bambina si sedette su un cumulo di macerie, aspettando che i genitori arrivassero, bisognava fare così: aspettare mamma e papà che sarebbero arrivati a prenderla e l’avrebbero portata al sicuro.

Si fece pomeriggio, poi sera e cominciava a fare freddo e Sofia iniziava ad essere spaventata quando in lontananza vide una luce avvicinarsi. Si alzò in piedi e osservò.

Un vecchio signore si avvicinò a lei e guardandola si illuminò.

“Tu devi essere Sofia” disse sorridendo. La bambina annuì, anche se era molto spaventata.

“Ti sei fatta proprio una signorina, erano anni che non ti si sentiva più, eh! E qua ci sono pure Shelly e Charlie!”
“Mi scusi ma lei chi è?”
“Come chi sono? Non mi dire che ti sei dimenticata così in fretta”
“Io proprio non ricordo”
“Beh allora dovrò rinfrescarti la memoria” le disse il vecchio signore, si avvicinò alla sua faccia e le toccò la fronte con una mano.

D’improvviso, Sofia si trovò da un’altra parte e vide il signore di fianco a lei: erano in un negozio di giocattoli.
“Questo era il negozio in cui andavo con i nonni”
“Esatto e quello al bancone chi è?”
Sofia si avvicinò e guardò il signore che impacchettava i regali.

“Sei un po’ invecchiato” commentò Sofia.

Poi Sofia si rabbuiò: “Mamma e Papà?”
“Non ti preoccupare li troveremo”

Il signore staccò la mano dalla fronte di Sofia e i due si trovarono di nuovo fra le macerie.
“Quello che possiamo fare oggi, però, è tornare a casa e farci una bella minestra calda, ci sarà Hilde che l’avrà già preparata”.

Il vecchio signore prese per mano Sofia e si incamminarono. Si sentiva lontano l’odore della minestra calda e Sofia non capiva bene cosa stesse succedendo, ma si fidava di quel signore. Nell’altra mano portava con sé Shelly e Charlie.

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