Inverness, 1945. Dopo aver trascorso sei anni separati dal secondo conflitto mondiale, Claire (Caitriona Balfe), ex infermiera di guerra, e suo marito Frank (Tobias Menzies), ex ufficiale dell’esercito inglese, decidono di partire per una seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi.

Frank, storico appassionato, vuole saperne di più a proposito di un suo antenato vissuto nel XVIII secolo, il capitano delle giubbe rosse Jonathan “Black Jack” Randall, consultando gli archivi della città, mentre Claire esplora Inverness. Un giorno, durante una passeggiata solitaria nelle Highlands, la donna si ritrova sulla collina di Craigh Na Dun dov’è costruito un antico cerchio di pietre. Giusto la sera prima Claire e Frank si erano imbattuti in un gruppo di donne vestite di bianco, intente a ballarci attorno per perpetuare gli antichi riti, e la nostra protagonista ne era rimasta affascinata. Ora, toccando una delle pietre, Claire viene magicamente trasportata indietro nel tempo fino a ritrovarsi sulla stessa collina, ma nel 1743.


La serie televisiva sviluppata da Ronald D. Moore e debuttata con successo sul canale Starz nel 2014, è tratta dalla serie di romanzi della scrittrice statunitense Diana Gabaldon e convince sin dal primo episodio. Non ero certa che questa serie mi avrebbe appassionata, visto il primo romanzo della saga lasciato a metà, invece si è rivelata una piacevole scoperta.

Nonostante conceda ampio spazio alla tematica amorosa, Outlander ci fa scoprire usi e costumi, leggende e personaggi della tradizione, e offre un avvincente affresco della guerra civile in Scozia, un capitolo della storia molto poco conosciuto.
Stiamo parlando della seconda insurrezione giacobita, nonché l’ultimo tentativo per riportare sul trono del Regno di Gran Bretagna il casato degli Stuart, spodestato all’inizio del XVIII secolo in favore del casato di Hannover.

outlander-exclusive-ss03

In un secolo che non le appartiene, Claire, una donna testarda e molto sicura di sé, divisa tra due epoche e due amori, dovrà affrontare numerose peripezie (dall’accusa di essere una spia britannica al processo per stregoneria) in un periodo storico in cui la donna poteva dirsi tutto tranne che emancipata. A tal proposito Outlander offre una visuale a tutto tondo (seppur romanzata) di un secolo difficile, e affronta in modo interessante le tematiche di genere.

Nonostante le qualità sopra elencate, la serie ha anche qualche difetto. Come ho già scritto, il primo romanzo non mi è piaciuto affatto, alcuni capitoli sono di una lentezza indescrivibile, altri sembrano usciti da un noiosissimo harmony, inoltre non sono entrata in sintonia con la protagonista, e questo è bastato questo a farmi interrompere la lettura. Sicuramente Moore ha eseguito un ottimo lavoro. La trama, pur essendo molto fedele ai libri, appare molto più dinamica e interessante e si finisce la prima stagione senza quasi rendersene conto.

I protagonisti sviluppano immediatamente una sintonia che non ho per niente percepito nel libro e il “villain” della situazione (Tobias Menzies), forse uno dei migliori antagonisti creati per il piccolo schermo, risulta davvero convincente, di una crudeltà inimmaginabile.

Qualche pecca anche nella seconda stagione: alcuni episodi sono risultati molto lenti, concentrati pienamente sulla storia scozzese e la questione giacobita, che per quanto possa essere fondamentale per lo sviluppo della vicenda, l’ha rallentata parecchio. Niente da dire sull’ultimo episodio, che mi ha letteralmente lasciata senza parole.

Outlander è stato nominato ai Golden Globes di quest’anno come migliore serie tv drammatica, Caitriona Balfe (Claire) come migliore attrice protagonista e Tobias Menzies (Frank/Jonathan), il mio preferito in assoluto, come miglior attore non protagonista.

Curiosità (SPOILER): La sigla d’apertura, The skye boat song, che potete ascoltare qui, è una canzone popolare che rievoca la fuga di Charles Edward Stuart, denominato Bonnie Prince Charlie, da Uist all’isola di Skye dopo la sconfitta nella battaglia di Culloden, aiutato dalla giovane Flora McDonald. La serie ha utilizzato come testo il poema del 1892 di Stevenson modificando leggermente il testo per adattarsi meglio alla storia. La base musicale rimane quella originaria, databile tra il 1762 e il 1790. La canzone è una tradizionale espressione di sentimenti giacobiti.

La battaglia di Culloden, dipinto di David Morier
La battaglia di Culloden, David Morier
Annunci