Dieci anni dopo Apocalypto, Mel Gibson torna alla regia presentando a Venezia, fuori concorso, Hacksaw Ridge, pellicola che ripercorre la vera storia dell’obiettore di coscienza Desmond Doss (Andrew Garfield), soccorritore che, durante lo scontro di Okinawa nel 1945, salvò la vita di circa 75 soldati senza avere con sé armi di nessun tipo. Per questa sua impresa gli verrà poi consegnata la Medaglia all’Onore, la prima mai data a un obiettore di coscienza.

Il film è nettamente diviso in due parti, antitetiche fra loro: la prima ripercorre alcuni momenti della giovinezza di Desmond, presentandoci la sua famiglia, e arrivando fino alla fase dell’addestramento militare, mentre la seconda ci mostra, anche nel dettaglio, varie sequenze della battaglia.

I problemi nascono perché queste due sezioni del film non sono perfettamente equilibrate: la prima ha atmosfere molto zuccherate e pacate, che lasciano pian piano spazio all’amarezza delle sequenze nel campo militare, per poi sfociare in violente scene di guerra, in cui non vengono risparmiate esplosioni e immagini di corpi dilaniati dalle bombe.

Inoltre la storia ha una forte componente religiosa (la fede è ciò che spinge Desmond a continuare la ricerca di soldati ancora vivi nella speranza di poterli salvare) e un’ancor più forte componente patriottica, piuttosto tipica delle pellicole che trattano storie di guerra, passate o contemporanee che siano.

Sono proprio la spaccatura nella narrazione e i temi così tipicamente americani a rendere il film un po’ un “clichè” del genere, senza grandi originalità né a livello di sceneggiatura né di regia.

In conclusione, quindi, un film senza infamia e senza lode. Se però siete degli appassionati di scene di guerra lunghe, rumorose e caotiche guardatelo pure: troverete pane per i vostri denti.

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