“Il fagiolo”, come viene chiamata affettuosamente la nave spaziale ritratta su tutti i poster del film, è arrivato al Lido e non ha deluso le aspettative.

L’ultimo film di Denis Villeneuve affronta un tema caro al cinema, l’arrivo degli alieni, ma lo fa partendo da un punto di vista un po’ diverso dal solito, ponendosi delle domande sui modi possibili per comunicare e su come le strutture del linguaggio influenzino gli stessi pensieri o lo stile di vita.

La storia è piuttosto semplice: da un giorno all’altro appaiono 12 navi spaziali in diversi punti del mondo. Non sbarca nessuno, nessuno viene attaccato, non si capisce quale sia lo scopo di questo arrivo. Proprio per rispondere a questa e altre domande vengono assunti la linguista Louise Banks (Amy Adams) e il fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner) con il compito di stabilire un contatto.

L’idea interessante di questo film è proprio quella di approcciare il problema linguistico con gli occhi di chi studia le lingue e sa quali sono gli ostacoli e le differenze fra i vari idiomi. Seguiamo la dottoressa Banks mentre cerca di comprendere il modo in cui si esprimono gli alieni (heptapods, cioè con sette piedi), provando a insegnare loro parole e concetti del nostro vocabolario e cercando di decifrare la loro lingua.

I problemi di comunicazione si uniscono alla paura tipicamente umana verso ciò che non si conosce e la trama si muove attraverso i temi contemporanei di accettazione, accoglienza e cooperazione, usando la metafora di una forma di vita sconosciuta per analizzare queste tematiche. La pellicola perde leggermente ritmo nel finale, che risulta piuttosto didascalico e ridondante, ma nel complesso il prodotto è assolutamente soddisfacente e godibile.

Arrival rappresenta un perfetto esempio di fantascienza moderna, essenziale e quasi minimal in alcune sue componenti, ma ancora capace, come tanti film del genere sono stati nella storia, di appassionare, trattando temi rilevanti.

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