Thriller – Esercizi di stile #4

L’omicidio era stato mesi prima, eppure nessuno aveva avuto il coraggio di tornare a studiare proprio in quella biblioteca. Nessuno tranne loro: Gianni, stressato laureando in psicologia e Marco, matricola di giurisprudenza con una spiccata passione per i crimini irrisolti.
“L’hanno trovato con la testa mezza rotta”, disse Marco. L’eco della sua voce rauca e colma di eccitazione fece rabbrividire Gianni.
“Si, ma dicono che possa essersi trattato di un incidente”, puntualizzò Gianni stringendosi nella felpa. Era una sua impressione o era calata improvvisamente la temperatura?
Marco rise. Trovava divertente la falsa sicurezza che voleva mostrare l’amico. Sapeva bene che se la stava facendo sotto, era inutile fingere. “E tu ci credi davvero?”, il ragazzo posò i suoi libri sul tavolo con un tonfo che si prolungò nell’aria. “È la polizia incompetente, te lo dico io. Oppure stanno coprendo qualcuno…”, aggiunse ripensando alla trama di quel telefilm americano che aveva guardato qualche sera prima. “In ogni caso è un omicidio bello e buono, te lo assicuro. E l’assassino potrebbe essere ancora nei paraggi.”
Gianni deglutì a fatica, la gola gli si era seccata improvvisamente. Si guardò attorno cercando di non farsi vedere dall’amico. Era un tardo pomeriggio di dicembre e la biblioteca era per metà immersa nel buio, i lunghi corridoi tra uno scaffale e l’altro terminavano in un buco nero. Per quanto si sforzasse, Gianni non riusciva proprio a scorgerne la fine.
“Hai sentito anche te!”, disse poco dopo Gianni in un sussurro, alzando gli occhi dal suo libro. Un rumore alle sue spalle gli aveva raggelato il sangue nelle vene e ora non aveva coraggio di voltarsi.
Marco sbuffò: “si ho sentito”.
“Cos’era secondo te?”
“Ma che ne so”, sbottò Marco irritato dal comportamento infantile dell’amico, “sarà stato il vento. Fammi studiare che ho l’esame lune…” Il ragazzo non fece in tempo a terminare la frase. Ora il rumore si era prolungato e nel guardarsi attorno, nel vedere la biblioteca farsi sempre più buia, provò la stessa sensazione che Gianni percepiva da tempo. In quella biblioteca, in quel pomeriggio di dicembre, Gianni e Marco non erano soli.
Marco si alzò in piedi: “vado a prendere un libro”, disse cercando di non far trasparire il suo timore. Gianni lo imitò subito e lo seguì tra gli scaffali. Non sarebbe rimasto solo a quel tavolo, questo era sicuro. Prima che Marco potesse afferrarlo, il libro che gli serviva gli cadde sul piede. Involontariamente, Gianni indietreggiò. Poi, quando intravide il piccolo roditore sorrise. Ecco cosa, o meglio, chi aveva provocato quel rumore. “Ecco il nostro assassino”, disse Gianni sorridendo, sentendosi improvvisamente più leggero. Marco invece rimase immobile: la copertina verdastra del Codice Civile era macchiata di liquido scuro: sangue. “Abbiamo trovato l’arma del delitto”, sussurrò Marco. Quando guardarono nuovamente verso lo scaffale, il topolino se n’era andato.

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Elisa Carini

Quella (un po’ femminista) che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove studia, sperpera soldi in libri usati e beve troppo caffè.

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