Francesca Sala: Perché sì

Come le grasse donne nude che ballano nelle prime immagini di questo film, il ritorno di Tom Ford dietro la macchina da presa non è ignorabile, da nessun punto di vista. Lo stilista torna al cinema dopo il successo di A Single Man, presentato sempre in concorso a Venezia nel 2009, e lo fa scegliendo due storie che si intrecciano e si sviluppano su binari paralleli.

Susan (Amy Adams) è una donna di successo, che dirige una galleria d’arte, ha una bella casa e un marito affascinante. Nonostante tutto, però, si capisce che le manca qualcosa, che in realtà tutti questi agi non bastano a renderla contenta. Così, è sufficiente un manoscritto mandatole dal suo ex marito (Jake Gyllenhaall) per incuriosirla.

Questo narra la storia di Tony che, dopo un incontro violento, perde la moglie e la figlia e, grazie all’aiuto di un poliziotto (Michael Shannon), inizia a cercare giustizia. La lettura di questo libro, mostrata allo spettatore attraverso sequenze di immagini, porterà Susan a ricordare il rapporto che aveva con l’uomo, a fare i conti con gli errori del passato e a capire meglio cosa cambiare della sua vita.

Ogni aspetto del film è curato nei minimi dettagli, ogni inquadratura è come un vestito fatto su misura, con cuciture rifinite e inserti ricercati, e le due storie si sviluppano attraverso colpi di scena perfettamente orchestrati, grazie all’aiuto di un sapiente montaggio e di un buon commento sonoro. Tom Ford sceglie delle tematiche angoscianti, violente e per nulla leggere, ma la doppia narrazione permette di inserire gli eventi in un contesto metaforico e fittizio e di analizzarli insieme alla protagonista, attraverso i suoi occhi e partendo proprio dalle sue esperienze.

Tutte le prove attoriali sono eccellenti: i due protagonisti sono perfettamente immersi nella parte, ma chi stupisce ancora di più sono Michael Shannon, che interpreta l’ispettore di polizia Bobby Andes, personaggio del romanzo, e Aaron Taylor-Johnson che, nei panni dello psicopatico Ray, regala una performance intensa e credibile. Tom Ford si conferma quindi come un’importante voce del cinema contemporaneo, capace di affrontare le relazioni umane e i traumi a esse legate in modo efficace, intrigante e sempre, esteticamente, ineccepibile.

 

Valeria Pagani: Perché no

La pellicola propone una struttura narrativa già utilizzata, ma comunque efficace, ovvero due narrazioni che si intrecciano: la vita della protagonista, interpretata da Amy Adams e la storia del libro che sta leggendo.

L’universo inventato del libro, intreccia alcuni suoi elementi con il mondo reale della protagonista, mettendo anche alla prova lo spettatore che è invogliato a trovare le analogie tra i due mondi. Eppure, il distacco fra i due universi è netto non solo per l’utilizzo vario dei personaggi (che cambiano, anche se solo parzialmente, da una narrazione all’altra), ma soprattutto per le diverse atmosfere rese attraverso un utilizzo pensato dei colori: il mondo della protagonista caratterizzato da luci fredde blu, il mondo del libro, invece, da colori caldi.
Il film di Ford, tuttavia, è qualcosa di già visto (ricorda molto Lynch  e Cronenberg) non solo per l’espediente narrativo di due piani che si intrecciano, ma anche per l’utilizzo cromatico delle diverse situazioni.
Un tentativo positivo ma non straordinario, che porta lo spettatore in un’atmosfera già creata in molti altri film.

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