Venezia 2016 – Orecchie di Alessandro Aronadio

Il film fa parte della sezione “Biennale College Cinema”, fuori concorso e low budget, produzione della Biennale di Venezia.
Il protagonista della vicenda è un ragazzo interpretato da Daniele Parisi, di circa trent’anni, senza nome, individuo emblema del periodo storico in cui stiamo vivendo: laureato, precario e quindi senza alcuna intenzione di metter su famiglia.
Il nostro protagonista si sveglia una mattina con un fischio all’orecchio e un biglietto sul frigorifero “è morto il tuo amico Luigi”.

Il personaggio interpretato da Parisi è un’idealista, che non vuole scendere a compromessi e che non è disposto a vendersi per una società che non lo rappresenta e che vede degradarsi sempre di più, e il suo fischio alle orecchie è un campanello d’allarme: tutti attorno a lui sono al di fuori fuori della norma, vivono nel proprio mondo, alienati a volte, altre invece perfettamente inseriti in apparenza, ma in realtà troppo superficiali e leggeri.

È un mondo che agli occhi del protagonista non funziona e che non tenta nemmeno di migliorare, incastrato quindi in una condizione di apatia e rassegnazione. Fino a quando non capirà che sì, il mondo è fuori di testa, senza regole, a volte incomprensibile, ma che si può essere felici accettandolo e accettando il proprio fischio alle orecchie.

La vicenda si sviluppa per sketch costituiti dal protagonista e dalle persone che man mano incontra e che cercano di spiegargli la loro visione della vita cercando di fargli accettare il mondo così com’è, partendo dalle suore che lo svegliano di prima mattina bussando alla porta, arrivando ai vari medici che incontra per farsi curare il fischio, alla madre e al suo nuovo compagno Nikolaj, artista concettuale che assembla mobili IKEA buttando per prima cosa le istruzioni ecc. (la lista è lunga e non voglio togliervi il gusto della prima visione).

Il film riesce a divertire fin da subito grazie all’occhio critico e incredulo del protagonista in cui a volte ci immedesimiamo e di cui a volte ridiamo (perché gliene accadono proprio di tutti i colori).

Vale la pena accennare alla fotografia del film, in bianco e nero con un’inquadratura a 16:9, molto stretta che non lascia spazio ad ampi respiri e che ci costringe, quindi, ad essere sempre faccia a faccia con il protagonista (e il suo sguardo sbattuto e rassegnato) e i suoi interlocutori (sprizzanti di gioia, rassegnati, provocatori).
Film riuscitissimo sotto ogni punto di vista, consigliato perché divertente e cinico al punto giusto e con un messaggio semplice, ma universale: c’è sempre la possibilità di essere felici.

 

Qui trovate il trailer.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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