Narrami, o Marco, dell’aspirante psicologo Gianni

i molti turbamenti che Tesi impietosa gli inflisse.

Di molti esami aveva letto le bibliografie

e frainteso i concetti, pur non volendolo.

Per le sue stesse scelleratezze spesso fu bocciato

finché la nera Moira non filò per lui la laurea,

e i professori a concilio dovettero accettare.

Gianni, mente lenta, si presentò allora in biblioteca:

di splendida fattura cinese risplendeva il suo portatile,

dono gradito, che all’immatricolazione il padre gli fece.

Il suo passo atterrito, come quello della gazzella

inseguita dal fiero leone, risuonò nell’ampia stanza.

La dea Bottadiculo, impietosita dalla sua insonnia,

gli concesse la forza di dieci tazze di caffè:

molto possono gli dèi per i loro pupilli afflitti.

Rapido come il sonno che scende durante la lezione,

Gianni individuò il tanto agognato manuale

e si arrampicò sugli scaffali, meravigliosamente goffo.

Ma rovinoso piombò a terra l’eroe, percosso dal volume

che lo seguì fino a terra, proprio sopra il piede suo.

“Ahi, la Moira desidera la mia sofferenza: chiaro è ora!

Ah, punire così un giovane efebo alla ricerca della gloria!”.

Ma Bottadiculo non volle abbandonarlo all’oblio,

ascoltò la preghiera e inviò Marco, fedele messaggero.

“O giovane compagno, non disperare dell’aiuto divino:

gli dèi concedono grazia a chi finalmente si laurea.

Orsù, ora vendicati e conquista imperituro onore:

Eracle possente sconfisse l’idra dalle molte teste,

tu scaccerai il topo, mostruosa creatura, che Università

generò all’origine dei tempi come dicono i poeti:

con ingannevole pensiero fece cadere il grande libro.

Fallo e conquisterai la benevolenza della dea Tesi!”.

Funesta si scatenò allora l’ira di Gianni, mano molle:

arduo fu lo scontro e le sorti sembrarono alterne

ma l’eroe, brandendo la penna portatrice di molti pianti,

mise in fuga la grigia bestia e molti onori conquistò.

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