Una questione privata – ottava puntata

Mentre Fosco accompagnava a casa Livia, la donna gli raccontò del colloquio con Ruocco e di ciò che aveva scoperto riguardo a Giorgio.

Il direttore d’orchestra non lo diede a vedere, ma la notizia lo turbò assai. Lui e Antonio erano conoscenti di lunga data ed egli sapeva bene fino a dove il malvivente era capace di spingersi; inoltre, aveva sempre saputo del coinvolgimento di Gianni negli affari di Ruocco. Ma non avrebbe mai sospettato che anche Giorgio ci fosse invischiato.

In un certo senso, anche Fosco stesso si sentiva responsabile: solo lui al King sapeva che Ruocco era un poco di buono, eppure aveva preferito accordarsi ufficiosamente con lui per sopravvivenza del locale, piuttosto che allertare Livia del pericolo. Sentì una fitta allo stomaco e realizzò che doveva raccontarle di questa sua vecchia conoscenza, di cui andava tutt’altro che fiero.

Fermatosi davanti a casa di Livia spense il motore: “Livia, dovrei dirti una cosa”. Fosco respirò profondamente. “Non ora, non sono in vena di parlare” lo interruppe lei, lapidaria, e scese dalla macchina avviandosi a grandi falcate verso il portone.

Entrata in casa, Livia si gettò sulla poltrona, senza neanche togliere la giacca e stringendo con veemenza i braccioli. Nonostante l’inaspettata rivelazione su Giorgio, il sentimento prevalente non era tristezza o delusione, ma solo rabbia, una rabbia profonda e distruttiva che non si quietò neanche il mattino seguente. Ma, durante le ore di insonnia, Livia aveva meditato su come agire: la prima cosa che fece fu sedersi accanto al telefono e alzare la cornetta.

Ruocco, sono Livia. Dopo la nostra conversazione di ieri ho riflettuto molto: vorrei proporti un affare. Riguarda il King”.

Sapevo avresti fatto la scelta giusta” si sentì rispondere.

Stasera a mezzanotte, al King. E portati dietro Gianni. Il nostro ultimo colloquio è stato un pocoturbolento, vorrei scusarmi”.

Come desideri” e riattaccò senza dire altro.

Livia mise sul fuoco la moka, quindi alzò nuovamente la cornetta e chiamò.

Ciao Giorgio, sono dispiaciuta per il modo in cui ci siamo lasciati. Hai tentato di aiutarci e non ti sono stata minimamente riconoscenteti andrebbe di tornare stasera al King, solo tu e io? Come quando c’era ancora tuo padre, che dopo la chiusura rimanevamo spesso noi tre a bere champagne. Dovrebbero essere sopravvissute un paio di bottiglie”.

Si udì una leggera pausa: “Non preoccuparti mamma, a che ora?”

A mezzanotte. Sii puntuale”.

Dopo aver riagganciato, Livia staccò il telefono: non voleva che Fosco la contattasse. Lui doveva rimanere fuori da questa storia: ormai era diventata una questione privata.

Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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