Per anni l’Area X, un territorio in cui un fenomeno sconosciuto e in costante espansione altera le leggi fisiche, è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l’agenzia governativa incaricata di indagare gli enigmi della zona e di nasconderla all’opinione pubblica, vi ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna, però, è mai tornata davvero.
Due anni dopo l’ultima spedizione, l’undicesima, quattro donne senza nome attraversano nuovamente il confine dell’Area X. “Ci avevano spiegato che avremmo dovuto attraversare il confine usando delle precauzioni per proteggerci dagli inganni della nostra mente. A quanto pareva le allucinazioni erano normali. O almeno così ci riferirono. Non sono sicura che fosse la verità. La natura vera e propria del confine ci era stata taciuta per motivi di sicurezza; sapevamo solo che era invisibile a occhio umano”.
A raccontarci la strana ed inquietante serie di eventi che si susseguiranno in questo ambiente selvaggio e al tempo stesso desolato, mutato, sono le parole scritte dalla protagonista, una biologa, sul suo diario. “Ci chiedevano soltanto di prendere appunti come questi, su un diario, come questo: leggero ma praticamente indistruttibile, di carta impermeabile, copertina flessibile bianca e nera, righe blu orizzontali per scrivere e riga rossa a sinistra a segnare il margine. I diari avrebbero fatto ritorno con noi o sarebbero stati recuperati dalla spedizione seguente”. Delle altre tre donne inviate nell’Area X conosciamo solo i rispettivi lavori: abbiamo una topografa, un’antropologa e una psicologa.
“Sapevamo che alcuni membri della seconda spedizione nell’Area X si erano suicidati con un colpo di pistola e che i membri della terza avevano aperto il fuoco gli uni contro gli altri. I nostri superiori avevano ricominciato a distribuire le armi da fuoco solo quando non si era più registrata nessuna vittima nel corso delle svariate spedizioni successive. Noi eravamo la dodicesima.”
Chi sono queste donne? Visti i precedenti, cosa le spinge ad attraversare volontariamente il confine? Ma soprattutto, cos’è l’Area X? Queste sono state le domande principali, in realtà le prime di una lunga lista, che mi hanno tormentata fin dai primi capitoli di questo breve, intenso e strano romanzo pieno di suspense.
Il romanzo, secondo la definizione dello stesso autore, lo statunitense Jeff VanderMeer, apparterrebbe al genere new weird: “un fantasy contaminato con elementi fantascientifici e horror” dove ci si abbandona al bizzarro al fine di provocare un forte senso di meraviglia grazie alla descrizione di creature e ambientazioni strane e originali. Nel new weird, la cura per la verosimiglianza e la coerenza è estrema, tanto da rendere credibile l’esistenza della più singolare delle creature.

annihilationinside_7“È impossibile comprenderne la bellezza”, annota la biologa sul suo diario, descrivendoci nei dettagli i diversi ecosistemi che convivono nel territorio vivo dell’Area X, “e quando vedi la bellezza nella desolazione qualcosa dentro di te cambia. La desolazione cerca di instaurare radici del tuo intimo”. C’è una ragione se la biologa ha scelto di attraversare l’Area X: suo marito faceva parte dell’undicesima spedizione, ma quello che la donna si era ritrovata a casa, una notte, senza che ricordasse nulla, non era lui. Suo marito era rimasto nell’Area X, la biologa ne è sicura. Il suo corpo, quel bozzolo umano senz’anima, era invece morto di cancro, come tutti i colleghi dell’undicesima spedizione. La biologa parte dunque per trovare delle risposte, e subito di fronte a lei si spalanca un mistero scavato nel terreno. “La torre, che in teoria non doveva esserci, affonda nel terreno in un punto appena prima che la foresta di pini neri faccia strada alla palude e poi ai canneti e agli alberi contorti delle pianure salmastre”. Un tunnel, che la nostra biologa chiama sin da subito torre, non segnato sulla mappa costringe la spedizione ad addentrarsi nelle sue viscere. Sulle pareti di pietra, di tessuto vivente, la biologa nota qualcosa: “mentre li guardavo, i rampicanti si fecero più nitidi, e vidi che erano parole, in corsivo, le lettere sospese a circa quindici centimetri dalla parete”. La biologa e le sue colleghe studiano la natura circostante e questo strano fenomeno delle parole apparse sulla parete… Eppure io ho avuto l’impressione che fosse quest’ultima ad osservarle silenziosamente, a spiarle con i suoi occhi invisibili.
Cosa diavolo è l’Area X? Vorrete scoprirlo a tutti i costi, e una volta terminate le 182 pagine di questo romanzo (troppo breve), correrete in libreria alla ricerca di “Autorità” secondo volume della trilogia – che si conclude con “Accettazione” – dalle copertine meravigliose, illustrate dall’artista LRNZ. Ho apprezzato moltissimo, nella scrittura di VanderMeer, l’abbondanza di dettagli e descrizioni che non sono mai risultante noiose, ridondanti o non necessarie e la sua capacità di far emergere lentamente le emozioni e la storia della protagonista, di svelarle come svela e “dipana” il paesaggio. Nonostante l’ambiente, così come la vicenda narrata siano molto particolari, da esse emergono le pure e vivide emozioni umane nelle quali tutti noi possiamo ritrovarci, quelle che nonostante il genere utilizzato per raccontare una storia, qualunque essa sia, fanno della letteratura una realtà dove tutti noi, tutti, possiamo ritrovarci e non sentirci soli.

Illustrazione in evidenza: LRNZ
Illustrazione: Eric Nyquist

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