Era una domenica sera al Todos a Cuba. La ragazza con l’abito rosso mi guardò e scagliò per terra il suo bicchiere.

Mi venne quasi un infarto per lo spavento, se c’è una cosa che odio è il rumore del vetro. Subito la ragazza con l’abito rosso si alzò di scatto dal tavolo e sussurrò all’orecchio del ragazzo che stava con lei: “Adesso tocca a te”.
Lui si alzò immediatamente, scostò la giacca che gli ricadeva sul fianco destro ed estrasse una pistola. Impugnandola fece una specie di girotondo, veloce, molto veloce, come se avesse in mente di farci fare la fine di chi partecipa alla roulette russa.
In quel momento fu il panico: la gente gridava, molti si nascondevano sotto il tavolo, altri si limitavano a piangere disperatamente. Il ragazzo si girò verso di me e guardandomi mi disse: “Perché non hai paura?”, “Sì che ce l’ho”, risposi, “Ma dimostrarlo o meno non cambia niente, tu rimani armato e io no”. “Adesso conterò, se quando avrò finito e tu non ti sarai ancora nascosta sotto il tavolo la tua testa salterà. Pronta? Tre… due… uno…”.

“Davide!” si sentì gridare dalla porta. Il ragazzo si voltò. “Annabelle!” gridò lui. La ragazza con l’abito rosso era stretta per il collo da un signore che le stava dietro e le puntava una pistola alla tempia. Lei piangeva, “Se spari lei muore!” disse lui. “Quanto tempo ancora devo aspettare per avere indietro i miei soldi? Dannazione Davide, rivoglio i miei soldi!”.

“Li riavrai Jo, te l’ho detto che è un periodo difficile” disse Davide non smettendo di impugnare la pistola.
“Sono due anni che aspetto! Ma cosa credi, che io viva di rendita?”
“Assolutamente no Jo, infatti li riavrai”.
“Lo sai che quegli stronzi sono venuti anche da me? E per colpa tua mi hanno incendiato il locale!”, Annabelle continuava a piangere e ad avere una pistola puntata alla tempia.
“Non è colpa mia Jo, sarebbero venuti lo stesso”.
“E invece sì dannazione! Se tu mi avessi restituito i soldi avrei potuto pagarli! E invece no, tu sei qui che esci a cena e viaggi, mentre a me incendiano il locale!”
“Settimana prossima li riavrai, te lo prometto”.
“No Davide, li rivoglio ora, e se non li hai ora la sua testa salta!”, Annabelle era disperata, sapeva benissimo che Davide non aveva quei soldi quel giorno né li avrebbe mai avuti.
“Jo ascolta, facciamo così: adesso ci sediamo tutti e tre insieme, ci beviamo una cosa e facciamo quattro chiacchiere, ok?”
“No, non è affatto ok!”, in quell’istante Jo fece per trascinare Annabelle fuori dalla porta ma io mi alzai e dissi: “Ce li ho io i soldi Jo”.

“Davide, non Jo, Davide! Ma quante volte te l’ho detto? Tu Jo manco lo conosci! Stop, rifacciamo tutto!” gridò il regista in quel momento.

Era la terza volta che rifacevamo quella scena. Il nome Davide non mi entrava in testa.

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