Vecchie conoscenze – terza puntata

Erano passati ormai diversi mesi da quando Livia era salita su quell’aereo con Gianni.

In aereoporto si era sentita totalmente stordita, passiva; non si era preoccupata nemmeno della destinazione, il che era strano per lei, abituata ad avere sempre la situazione sotto controllo.

C’era un solo pensiero che le frullava per la testa durante il volo: adesso comincia la mia nuova vita. Tuttavia, tale presa di coscienza non le provocava alcuna emozione, né tristezza né gioia: era solo una scientifica constatazione.

Lui aveva una casa, ereditata da una vecchia zia, dalla quale si vedeva il mare e Livia l’adorò fin da subito: le ricordava il panorama di cui si poteva godere dalla casa sua e di Uberto, due piani sopra al King.

il King

Quando ci pensava, sprofondava in una pesante malinconia: quel locale era stato il progetto di una vita e, nonostante negli ultimi tempi non funzionasse granché, era pur sempre il suo locale. Il suo.

Ma Gianni aveva imparato a notare i momenti in cui Livia si rabbuiava e, premuroso com’era, aveva trovato un modo per gestirli: senza dire nulla, la prendeva sottobraccio e la portava a fare una passeggiata sul lungomare. Poteva passare anche un’ora senza che lei proferisse parola, poi all’improvviso si voltava, gli sorrideva e diceva: “Torniamo a casa”. E Gianni si limitava a invertire il passo, stringendola a sé.

Livia apprezzava tutto questo: i grandi sforzi di Gianni per non farle mai mancare niente, la sua capacità di saper fare sempre la cosa giusta al momento giusto. Diceva spesso di amarla… Livia non era molto convinta di ricambiare appieno il sentimento di Gianni, ma gli voleva molto bene: sapeva che lui non le avrebbe mai fatto del male e gli era grato per averle dato l’occasione di rifarsi una vita.

C’era solo una questione sulla quale discutevano animatamente: Gianni insisteva affinché Livia raccontasse la verità sulla loro relazione al figlio Giorgio.

Già, Livia e Uberto avevano un figlio.

E lei aveva raccontato al ragazzo, che lavorava dall’altra parte dello stato e andava raramente a trovare i genitori, di essersi presa qualche tempo per sé dopo la rottura con Uberto e la devastazione del locale. Non aveva fatto minimamente cenno alla fuga e alla convivenza con Gianni. E quando il figlio si proponeva di venirla a trovare, Livia accampava qualche scusa per dissuaderlo. Soffriva moltissimo a mentire a suo figlio: lo avrebbe voluto al suo fianco in quel momento, insieme a Gianni; ma non si sentiva ancora pronta a raccontargli la verità.

Un giorno, Livia uscì di casa per le solite commissioni. Era una mattina tersa e assolata, e la brezza odorava di sale: ciò la faceva sentire di ottimo umore. Decise quindi di fermarsi a bere un caffè al bar davanti al molo.

Era concentrata nella lettura del quotidiano quando un’ombra le si parò davanti.

“Livia, è lei?” domandò una voce bassa e un po’ roca, seguita da una nuvola di fumo di sigaretta.

Quella voce le era familiare.

Alzò di scatto gli occhi al cielo, stringendo nervosamente il giornale, come in preda a uno spasmo: era Fosco, l’ex direttore d’orchestra del King.

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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