Livia – seconda puntata

Livia quella notte tornò a casa prima della chiusura del locale. Si fidava di Gianni, il barista di sempre, il primo barista in assoluto del King. Qualche settimana prima erano finiti a letto insieme senza quasi accorgersene: stanchi morti, con qualche bicchiere di troppo nel fegato e tanti rimpianti nella vita. Si erano ritrovati nell’ufficio di Livia ansimanti, sudati fino al midollo in quell’umidissima notte di giugno. Alla fine si erano accesi una sigaretta; si sa, in momenti come questi fumare su un materasso sgualcito per terra ci fa sentire immortali, come se la nostra vita non potesse, non dovesse finire mai. E invece erano lì che si guardavano, quarant’anni lei e quarantotto lui, un matrimonio finito male da una parte e un uomo che era sempre stato innamorato di Livia fin dalla prima volta in cui l’aveva vista dall’altra. Tra loro il silenzio più totale, l’unica luce era quella del lampione fuori dalla finestra che si rifletteva sopra la spalla di lei. Gianni spense la sigaretta, si rivestì e, mentre usciva dalla stanza, disse “Ci vediamo lunedì”.

Ma lunedì non si videro, non si videro neanche martedì e nemmeno il giorno dopo. Domenica notte qualcuno era entrato nel King e l’aveva devastato da cima a fondo: vetri dappertutto, le migliori bottiglie di champagne fracassate sul bancone, sedie e tavoli rovesciati. Solo l’ufficio di Livia era rimasto intatto, di quello aveva le chiavi lei e nessun altro. La prima persona che le venne in mente fu Uberto, il marito, che due mesi prima aveva trovato a letto con una delle entreneuse. Licenziata lei e cacciato via lui (dal King e dalla sua vita) non si era però mai fatta ridare le chiavi. Nonostante tutto, quel posto era una sua creazione, era giusto che il secondo mazzo di chiavi fosse rimasto a lui. Livia non ebbe reazioni, si limitò a passeggiare per il locale in silenzio, facendo scricchiolare decine di vetri ad ogni passo. Pensava ai debiti, ai primi anni di vita del King, quando la carta da parati ancora non era scrostata e suo marito diceva di amarla davvero, a lei e Gianni l’altra notte nell’ufficio, all’orchestra. Già, l’orchestra. Quando era stata costretta a mandarla via per ragioni economiche il capo orchestra si era arrabbiato così tanto che ora Livia sospettava potesse essere stato lui.

Nei giorni seguenti Livia vendette tutto: quei pochi mobili rimasti intatti, le bottiglie di champagne ancora integre e il King. Non aveva i soldi per risistemare tutto da zero. Provò a chiamare Gianni per la prima volta dopo il disastro, ma non rispose e non rispose nemmeno la volta successiva. Quando tornò a casa trovò un bigliettino attaccato alla porta che diceva “Niente più debiti, domattina si parte. Gianni”. Livia non sapeva se piangere o ridere. Suo marito l’aveva tradita, era stata costretta a vendere il locale e ora quest’uomo diceva di aver saldato i suoi debiti e di voler partire con lei per chi sa dove e con chi sa quali soldi. Accartocciò il bigliettino e lo buttò, non era in vena di scherzi in quel periodo. Ma la mattina seguente Gianni si presentò davvero a casa sua e davvero pretendeva di partire.

Livia si trovò sulla macchina di Gianni, che guidò fino all’aeroporto. In fin dei conti pensava che tutto ciò era la cosa più elettrizzante che era mai capitata nella sua vita.

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Viviana Galazzo

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